Architetture costruite 2018-02-25T18:08:30+00:00

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Se pensate ai Sassi come luoghi prevalentemente scavati, visitandoli vi accorgereste che in realtà il costruito è onnipresente, poiché è l’avamposto dello scavato, realizzato con lo stesso materiale di scavo.
Forme, epoche e dimensioni delle strutture costruite variano notevolmente, e qui ne indichiamo le tipologie più rappresentative.

Palazzo del Sedile

Palazzo del Sedile

Sono numerosi i palazzi di pregio all’interno dei Sassi, costruiti dalla nobiltà locale che vi abitava, e rispondono pienamente ai canoni estetici dell’epoca di riferimento. All’interno della Civita, nei pressi del Duomo sorsero i palazzi delle famiglie nobili più importanti della città. Quando la cinta muraria della Civita, a partire dal 1450, divenne inutile poichè la città si era ampliata nelle due vallate dei Sassi, questa fu utilizzata come base edificabile per nuovi palazzi nobiliari. Da quest’epoca anche i Sassi, ormai parte integrante della città, furono popolati dalle classi agiate, di cui abbiamo ricche tracce nelle ricercate soluzioni architettoniche di molti edifici.

Molti dei palazzi nobiliari della Civita oggi ospitano strutture ricettive di pregio, che non consentono una visita accurata degli interni. Fa eccezione il seicentesco Palazzo Pomarici, che oggi ospita il Musma, il Museo della Scultura Contemporanea. E’possibile visitarne gli ambienti ipogei, destinati precedentemente ad usi religiosi e quindi produttivi (ben riconoscibili i palmenti e le cantine) e il piano nobile, con le sue sale ampie e luminose, in numero tale da assegnare all’edificio la denominazione di “palazzo delle cento stanze”. Il contrasto fra gli ambienti rupestri e la scultura contemporanea risulta particolarmente riuscito e rende questo un museo diverso da qualunque altro.
Un altro edificio a destinazione culturale è il Palazzo del Sedile, oggi sede del Conservatorio di Musica. Fu costruito nel Rinascimento come sede del Municipio cittadino, e rimase tale fino al dopoguerra. Viene spesso confuso per una chiesa, poiché presenta statue e campanili, che però in questo caso costituiscono simboli civili e non religiosi. E’ la più significativa architettura civile pubblica della città assieme al Castello Tramontano. Fra i palazzi di proprietà ecclesiastica, degno di nota è il Palazzo Arcivescovile, di fianco al Duomo, che presenta una celebre sala, il Salone degli Stemmi, con affreschi che riproducono le vedute delle città dell’arcidiocesi così come erano nel 1734.

Castello Tramontano

Castello Tramontano

Un castello di epoca normanna sorgeva all’interno della civita, nell’area denominata oggi Castelvecchio, ma non vi sono più tracce riconoscibili di tale struttura. Fuori dalla città antica, in posizione dominante, sorse nel 1514 il Castello Tramontano, costruito per volere del conte napoletano Giancarlo Tramontano e mai portato a termine a causa  della sua uccisione avvenuta a seguito di una sommossa popolare.

Questo episodio è fra i più importanti nella tradizione storica della città: il conte è descritto come un despota che affama il popolo, che pertanto lo uccide nei pressi della Cattedrale (dove il conte sarebbe stato sorpreso disarmato), in una via che prenderà il nome di Via Riscatto, nome che conserva tuttora.

Motivazioni di carattere politico ed economico, specie della nobiltà locale, furono in realtà alla base della sua uccisione e della successiva damnatio memoriae. Il Castello è oggi circondato da un grande parco urbano adibito anche a concerti e si struttura in tre torrioni, di cui il centrale funge da maschio. Oggetto di recupero, non è al momento visitabile internamente.

Chiese

Cattedrale di Matera

Cattedrale di Matera

Le principali chiese cittadine costruite appartengono a due periodi storici: Romanico (Duecento) e Barocco (Settecento). La Cattedrale è un’eccezionale sintesi di entrambi: fu portata a termine nel 1270 secondo i canoni del Romanico pugliese, come è evidente osservandone l’esterno: il tetto a capanna, il grande rosone centrale, i portali, le sculture zoomorfe; l’interno risulta invece barocco a seguito degli interventi realizzati nel Settecento, come evidenziano gli altari in marmo, le decorazioni in oro zecchino, il controsoffitto dipinto, che hanno celato gli arredi precedenti, ad esclusione di un monumentale presepe in pietra locale datato 1534. Difatti, rimuovendo parte degli arredi barocchi, sono stati rinvenuti affreschi trecenteschi fra cui una coinvolgente raffigurazione del Giudizio Universale. La cattedrale è attualmente chiusa per restauri.

Massimo esempio cittadino, tuttora integro, della fiorente stagione romanica materana è l’imperdibile chiesa di San Giovanni Battista. La sua ricca e insolita facciata principale era un tempo la facciata laterale, e difatti l’esterno dell’abside, con grifoni ed elefanti, è visibile subito di fianco. L’interno è indimenticabile: presenta alte volte a crociera sorrette da colonne quadrilobate, queste sono sormontate da due livelli di elaborati capitelli, ornati con figure fantastiche e motivi vegetali: l’insieme offre un’atmosfera raccolta e suggestiva.

Chiesa del Purgatorio

Chiesa del Purgatorio

La stagione del barocco materano interessa soprattutto la zona del piano, pur se anche i Sassi ne presentano importanti esempi (Sant’Agostino, San Pietro Barisano e in parte San Pietro Caveoso). Fa pensare subito al “barocco leccese” l’elaborata facciata di San Francesco d’Assisi, con la Vergine al centro sormontata da una corona con un finto panneggio, i santi francescani per eccellenza ai suoi lati (S.Francesco e S.Antonio da Padova) e arabeschi fiammeggianti alla base. La costruzione più sorprendente è invece la chiesa del Purgatorio, che dà inizio all’asse barocco di Via Ridola. Ha una insolita facciata curvilinea divisa in due piani. L’attenzione è subito catturata dagli elementi macabri quali teschi, femori, scheletri, ossa incrociate, che rimandano al memento mori: qui si pregava per la salvezza delle anime del purgatorio. Al livello superiore, campeggiano angeli custodi, corone di fiori e la Vergine. L’interno sorprende per la ricchezza delle decorazioni, fra cui spiccano tele sulla passione di Cristo, l’alta cupola ottagonale, un pregevole organo settecentesco e raffigurazioni di anime purganti avvolte dalle fiamme.

Conventi

Convento di Sant'Agostino

Convento di Sant’Agostino

I conventi ed i monasteri hanno avuto un ruolo preponderante nella storia e nell’economia cittadina, giungendo a possedere gran parte dell’agro. Si tratta di istituzioni sorte spesso in epoca altomedioevale che prosperarono fino all’Ottocento, quando furono chiuse e i loro beni incamerati dallo Stato (napoleonico o postunitario). Benedettini, francescani, domenicani, cappuccini, agostiniani, clarisse nel corso del Settecento si andarono man mano trasferendo dai Sassi al Piano, il nuovo asse urbanistico cittadino dell’epoca barocca dove sono ancora ben visibili le loro monumentali sedi, oggi destinate a nuove funzioni: Prefettura (convento di san Domenico), Biblioteca (convento dell’Annunziata), Istituto del Restauro (monastero di Santa Lucia), Museo Archeologico (convento di Santa Chiara), Banca d’Italia (sorta sul luogo del convento di San Francesco), Liceo Artistico (convento dei Cappuccini), Università (convento di San Rocco), Museo di Palazzo Lanfranchi (Seminario) Sovrintendenza (convento di Sant’Agostino). Pur se oggi sono destinati a funzioni molto diverse dalle originarie, con le loro facciate continuano a dominare le piazze principali del Piano della città: Piazzetta Pascoli e Piazza Vittorio Veneto, che risultano circondate dalla loro quinta scenica.

Quando nei primi anni ‘50 si decise lo sfollamento coatto dei rioni Sassi, si rese necessario costruire nuovi quartieri, che avrebbero ospitato le 18mila persone evacuate. Il compito fu affidato ai più grandi urbanisti, sociologi, intellettuali e architetti dell’epoca, rendendo Matera il più importante laboratorio di urbanistica del dopoguerra: Adriano Olivetti, Manlio Rossi Doria, Ernesto De Martino, Friedrick Friedmann, Carlo Aymonino, Marcello Fabbri, Ludovico Quaroni (a lui è oggi dedicata la Facoltà di Architettura della Sapienza), Giancarlo De Carlo, Luigi Piccinnato (redasse il Piano Regolatore della città, il secondo d’Italia).
Vennero costruiti borghi rurali e quartieri urbani: i primi destinati ai contadini e costruiti nell’agro; i secondi destinati ad artigiani ed operai (difatti ex contadini) e costruiti sulle colline al margine del centro storico. I quartieri erano ben separati gli uni dagli altri, con ampie strade di scorrimento esterne, e dotati ciascuno di una chiesa, di una scuola, di alcune botteghe e negozi, di una piazza per la socializzazione e di molte zone di verde. Ogni quartiere ospitava almeno 2.000 persone in costruzioni popolari dotate dei comfort moderni tenendo conto della socialità e degli usi presenti nei Sassi. Nonostante gli sforzi tesi ad ammorbidire il trauma dello sradicamento, il cambiamento epocale fu troppo drastico per essere indolore: con il trasloco dai Sassi ai nuovi quartieri, in un solo giorno le famiglie passavano da una società tradizionale ad una società industriale, modificando gli stili di vita, ed abbandonando l’uso del dialetto, del cibo tradizionale, del lavoro nei campi in cambio dell’uso dell’italiano, dei cibi industriali, del lavoro operaio e perdendo il senso comunitario dei vicinati dei Sassi.


Il borgo rurale più rappresentativo è il Borgo La Martella, il primo ad essere inaugurato (da De Gasperi in persona, nel 1954) frutto degli studi del Gruppo Comunità di Adriano Olivetti e disegnato da Ludovico Quaroni. Le abitazioni disponevano di un fienile nella parte alta, della stalla per il mulo, di un piccolo orto all’ingresso, ed erano disposte a corona intorno ad un centro che raccoglieva i servizi: la chiesa, la farmacia, il teatro, l’ufficio postale, le botteghe, la scuola. Tutt’attorno, i campi da coltivare.

Fra i quartieri urbani, è esemplificativo il rione Spine Bianche (volgarmente conosciuto come “Bottiglione”, dal nome dell’impresa che lo costruì), disegnato da Giancarlo De Carlo e Carlo Aymonino, che qui decisero di abbandonare i dettami dello “Stile Internazionale” di Le Corbusier, allora in voga, per sottolineare l’importanza per l’architettura di adattarsi ai contesti storici e sociali della zona in cui si operava. La costruzione del quartiere segnò la fine dei Congressi Internazionali di Architettura Moderna, che si svolgevano sin dal 1928 per il motivo opposto: universalizzare metodi e soluzioni dell’architettura. Il quartiere è dotato di ampi spazi di verde, di giardini, di piccole piazze che ricordassero le corti dei vicinari, e con al centro una piazza ampia circondata da negozi, botteghe, ufficio comunale, scuola, e prospetticamente chiusa da una chiesa esagonale dotata di un alto campanile che ricordasse la torre campanaria della cattedrale. Gli edifici sono generalmente costruiti in mattoni di cotto, a tre o quattro piani, e potevano ospitare fino a 3.500 persone.